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Blogger: RoxyC
Benvenuti nel mio blog amici vicini e lontani! Accomodatevi, qui c'è spazio per le mie e le vostre idee. Dite la vostra, qui non sarete giudicati! Ah, dimenticavo, io sono Rosa! Dedico questo blog a te Blanka, mia amata gattina, ti porterò sempre nel mio cuore.
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mercoledì, 20 febbraio 2008
“Scusa ma ti chiamo stronzo/a” vi ricorda per caso, il titolo di un film attuale e di successo? Credo di si… Così come Federico Moccia “racconta”, in maniera forse semplicistica e un pò troppo mielosamente, storie d’amore in cui emerge la voglia di ritrovare la propria libertà, la voglia di avere sentimenti veri, di amare senza convenzioni e senza troppi perché; vorremmo che voi ci “raccontaste” delle storie d’amore reali, quelle della vita di tutti i giorni, spesso travagliate…quelle in cui, ciascuno di noi passa momenti difficili ed è complicato costruire qualcosa perchè fingiamo e ci arrampichiamo a certezze che non abbiamo e in certi momenti della nostra vita non sappiamo bene cosa vogliamo o non vogliamo. Quando non ci sentiamo voluti, alla fine, neppure vogliamo… Le storie d’amore dovrebbero avere sempre una seconda, un terza, una quarta chance, perchè è implicito che nella nostra vita noi cambiamo…Cambiano le fisionomie delle montagne e, allora, perchè non può cambiare un essere umano?…
Con tali presupposti, parte il concorso “Scusa ma ti chiamo stronzo/a”, promosso da Centrale del libro e www.videoblognetwork.it il più grande network italiano di videoblog. I navigatori della rete, sono invitati a scrivere storie realistiche che abbiano come protagonisti stronze/i!

Dice Giuseppe Piro, editore e ideatore del concorso “Scusa ma ti chiamo stronzo/a” (consultabile su www.centraledellibro.it ):

Si sa l’amore nella vita reale è un “giocattolo” senza libretto d’istruzioni e l’essere umano sembra non volersene ancora fare una ragione. Da secoli si sforza in tutti i modi e con tutte le “armi” in suo possesso di capirne gli intricati meccanismi, ma invano. Allora giù chilometri di parole, interminabili silenzi, baci mancati e altrettanti rubati, abbracci, nottate trascorse sotto finestre che non si apriranno mai, urla e sospiri, amplessi, partenze e ritorni, lunghi ed eterni istanti da ricordare nel bene o nel male, canzoni e film, romanzi e trattati, poesie e quadri, dolci e malinconici risvegli, rose e promesse. Allora scriviamo, inventiamo o creiamo storie d’amore che possano rendere l’idea della grande varietà di sentimenti esistenti nell’uomo… Il tutto in un racconto breve di una cartella circa.
Tutti i creativi avranno visibilità per i propri lavori, noi ci impegniamo a
condividere e diffondere gli elaborati con tutta la rete. Tutto il materiale pervenuto al
concorso sarà di proprietà della rete, di tutti.”
Il premio finale consisterà in una massiccia fornitura di libri.
Inoltre gli elaborati più interessanti potranno essere pubblicati in
un libro della casa editrice Ariaperta. Così la campagna pubblicitaria
a favore dei blog si potrà allargare anche ai non frequentatori della
rete. -

Il bando completo del concorso lo trovate su:

www.centraledellibro.it

Per maggiori informzioni:
centraledellibro@gmail.com




martedì, 04 settembre 2007

"DALLA TERRA DEL FICO D'INDIA"

questo è il titolo di un libro di racconti di Vittorio Banda, guardate che bella la copertina, e l'autore ha una buona vena creativa:

http://www.edarc.it/Autori/Banda_Vittorio/Nelle_terre_del%20Fico_d_India.htm

postato da: RoxyC alle ore 12:44 | Link | commenti
categoria:varie, pensieri, riflessioni, libri, vita, news, diario, emozioni, scrittura
martedì, 04 settembre 2007

Buongiorno a tutti, vi riporto di seguito un post tratto dal blog di Massimiliano Frassi, il passaparola è molto importante in questi casi, quindi mi raccomando diffondete anche voi questa notizia:

UN APPELLO DALLA ROMANIA.
Cosmin ha 10 anni ed è uno dei piccoli che stiamo aiutando da tempo con il nostro progetto di intervento a favore dell’ospedale Budimex di Bucarest. Ieri sera ci ha contattato la psicologa della nuova Speranza che lo sta seguendo. Il bimbo sta, fisicamente, molto male. Per questo è rientrato a casa, per passare lì quel poco che gli rimane da vivere, anche se, pure nel suo caso, scorrendo la relazione su di li inviataci lo scorso anno quando l’abbiamo “preso in carico”, il termine “vivere” è una parola grossa.
La psicologa mi ha fatto, concordemente con il medico che lo segue una richiesta. Il bimbo in passato ha subito abusi sessuali. Per questo non metto qui né il suo cognome né la foto. Il motivo però per cui ve ne parlo è il seguente:
proprio perché sta malissimo e la sua autostima è stata spazzata via dagli abusi (“il piccolo non parla più con nessuno e si rifugia spesso in impenetrabili silenzi”) dalla Romania ci chiedono di far mandare al bimbo lettere, cartoline, disegni. Messaggi di solidarietà nei suoi confronti, “esplicitamente indirizzati a lui”, per dimostrargli che ci sono tantissime persone che gli vogliono bene e che si augurano lui possa guarire presto.

Attenzione: NON INVIATE SOLDI! Non è una raccolta fondi!
E’ semmai una raccolta di gesti d’amore. Semplici, come solo i grandi gesti d’amore sanno esserlo.
Pertanto ecco cosa vi chiedo di fare:
scrivete una cartolina (magari con qualche bel disegno o simpatica illustrazione), oppure fate fare ai vostri figli / studenti un disegno, o ancora scrivete voi una lettera.
Quindi spedite il tutto a:
Cosmin c/o Ass. Prometeo,
per Fundatia Noua Speranta,
via Mandalossa 11 – 25055 Pisogne (Bs).
La madre ci ha detto di pubblicare pure l’indirizzo di casa ma per motivi che facilmente intuite, visto chi bazzica qui insieme a voi, non possiamo permetterci di mettere in pericolo la privacy del bimbo. In ogni senso.

Inoltre diffondete per favore la richiesta anche ai vostri amici, conoscenti, colleghi di lavoro, studenti, inseritela nel vostro blog o nella vostra mailing list. Voglio sacchi di posta!
I messaggi possono essere scritti:in italiano, inglese o meglio ancora, se avete conoscenze in tal senso, in rumeno.
Ultima raccomandazione: la richiesta è urgente, molto urgente………a buon intenditor……...
Contiamo su di voi.
domenica, 19 agosto 2007

Riporto un racconto che ho molto apprezzato, sul tema del lavoro e del precariato, l'autore si chiama Simone Santi e ha partecipato al concorso letterario "Quello che i lavoratori non dicono", sul sito internet www.ariapertaforum.it:

"I lavori dei giovani" di Simone Santi


Ma chi l’ha detto poi che per i giovani la situazione nel mondo del lavoro, al giorno d’oggi, sarebbe tanto drammatica? Suvvia, sarebbe proprio ora che la smettessimo con questo stupido vittimismo tipico, ma così tipico, dell’italianuccio medio.

E non ci sta mai bene niente, e c’abbiamo sempre qualcosa di cui lamentarci… Ma poi che cosa vorremmo, noi giovani? Che qualcuno ci assumesse, ci facesse un bel contratto con ferie, malattie pagate, contributi, tredicesima, quattordicesima, liquidazione e magari pure uno stipendio che ci permettesse di metter su famiglia? Ma scusate, e chi sarebbe il datore di lavoro tanto pazzo da investire così su un giovanotto appena laureato, figlio di papa, che in vita sua non si è mai sporcato le mani se non col giallo di uno Stabilo Boss per preparare un esame. E che per giunta, diciamocelo, a sposarsi e metter su famiglia non ci pensa neanche lontanamente…

Secondo me, sarebbe proprio il caso di piantarla con questi piagnistei. Io, per esempio, nel piccolo giornale dove lavoro come collaboratore ormai da un paio d’anni ho trovato la mia dimensione ideale. Ho un pezzo di carta che mi viene rinnovato due volte l’anno (certo, l’ultima volta ho dovuto lavorare per tre mesi col contratto scaduto; certo, un’altra volta mi hanno fatto stare a casa un mese intero tra un contratto e l’altro, ma a chi non succede…).Guadagno una cifra che al lordo si avvicina perfino ai mille euro al mese (certo, in due anni non ho avuto alcun adeguamento, ma insomma…). Vivo a casa con mamma e papà, ma almeno a 28 anni ho potuto permettermi la macchina nuova, presa a rate (certo, il mio vecchio ha dovuto fare da garante con la finanziaria, ma cosa importa…).


Insomma, io sono uno di quei giovani laureati italiani che può ritenersi assolutamente soddisfatto delle proprie condizioni lavorative. E me ne vanto. Anche perchè lavorare coi miei colleghi di redazione è un vero piacere (certo, se solo avessimo la mensa o i buoni pasto per pranzare, ma mica si può chiedere tutto…) e dovreste vedere insieme quanto ci divertiamo. Loro sono tutti un po’ più grandi di me, e io mi sento coccolato. Quasi quasi ve li presento, i miei colleghi. Eccoli, lavoriamo tutti in questo grande stanzone: questo è Donato, assunto a tempo determinato.

Accanto a lui Gigetto, da cinque anni col contratto a progetto.

In fondo c’è Egista, che è una semplice stagista, e quello lì è Dario, pure lui precario.

Sulla sinistra ci sono Costanza, che non è mai andata in vacanza, e Silvestro, legato alla sedia da un contratto capestro.

E poi quelli che oggi non ci sono: Enza, che ha il contratto in scadenza.

Diego, in cerca di altro impiego.

Simone, che sta in cassa integrazione.

La porta sulla destra invece dà nell’ufficio del nostro datore di lavoro. Che tipo è il nostro datore di lavoro? Non lo so, qui non si vede quasi mai. Io so soltanto che si chiama Oronzo.



postato da: RoxyC alle ore 18:36 | Link | commenti (1)
categoria:varie, pensieri, politica, riflessioni, vita, diario, lavoro, emozioni, scrittura, attualitĂ 
giovedì, 09 agosto 2007

Questo racconto che vi riporto, l'ho scritto io e s'intitola "SONO CADUTO E NON MI SONO PIU' RIALZATO - STORIA DI UN ORDINARIO INFORTUNIO SUL LAVORO"; è una storia di fantasia, ma purtroppo attuale, considerato il considerato numero di morti bianche in Italia, ieri ha perso la vita un operaio di soli sedici anni.  Dedico il racconto a coloro che non si sono più rialzati e si sono ritrovati su una sedia rotelle, a coloro che se ne sono andati per sempre e alle loro famiglie che silenziosamente affrontano un dolore immenso:

 

"Cosa ti ho fatto di male caro lavoro per avermi ripagato in questo modo? Io ti ho dato l’anima, la passione e tu? Un regalo c’è stato, ma non l’ho gradito: una sedia a rotelle dalla quale non posso alzarmi. Già purtroppo non posso camminare, quel maledetto giorno rimarrà indelebile nella mia mente per tutta la vita, sarebbe stato un giorno come tutti gli altri, nove ore di lavoro duro nel cantiere e poi dritto a casa da mia moglie e dal mio bambino, ma non è stato così. Un’impalcatura non ha retto e giù insieme al mio collega Antonio, sono caduto e non mi sono più rialzato.

Mi ritengo “fortunato” se mi trovo qui a raccontare questa storia, Antonio il mio amico e collega se n’è andato per un lavoro mal retribuito, non in regola e ora chi pagherà per tutto questo? Chi restituirà la vita ad Antonio e a me l’uso delle gambe? Nessuno.

Sono caduto e non mi sono più rialzato, ma la voglia di andare avanti, di lottare, ottenere giustizia, quella non andrà mai via: l’infortunio non è riuscito a cancellare i miei sogni e il mio ottimismo.

Credo nella ricerca medica che fa passi da gigante e magari un giorno seppur lontano potrà darmi l’opportunità di tornare a camminare, ora non posso giocare con mio figlio, ma spero un giorno, quando sarà grande di potergli essere accanto in tutti i suoi momenti più importanti ma senza questa maledetta sedia.

Non voglio che mio figlio ripeta i miei errori, desidero che si batta per un mondo migliore più giusto, non sarà facile ma nemmeno impossibile.

Sono caduto e non mi sono più rialzato: si è rialzata però la mia forza interiore, non sto fermo un attimo. Ove posso cerco di aiutare mia moglie, pratico sport e la cosa più importante che ho fatto è aver fondato un’associazione intitolata ad Antonio, aderiscono tantissime persone accomunate dal dolore per una morte bianca, si tratta di tante storie ingiuste e quando le ascolto mi sembra di rivivere quel giorno e solo avendo provato cerco nel mio piccolo di dare conforto, di battermi per ottenere più giustizia per me e per coloro che faranno il mio stesso errore, lavorare a nero per una paga poco dignitosa.

Mi chiamo Roberto, ho 26 anni, sono caduto e non mi sono più rialzato: questa è la mia storia, di un ordinario infortunio sul lavoro. "